ASSOLO

“Il visconte dimezzato” è un Assolo tratto dall’omonimo romanzo di Italo Calvino e creato appositamente per Carmen Ragghianti dal Coreografo Sebastiano Coppa. Con questo Assolo Carmen Ragghianti viene premiata dal critico di danza e balletto Mario Pasi come migliore interprete al Festival Internazionale di Vignale Danza.

Una maschera dolceamara per il “Visconte dimezzato”

(…) Come da copione, è toccato infatti a un preziosissimo “assolo” l’intrigante compito di chiudere in bellezza. Nulla di più poetico in tema di “ironia del corpo”, più precisamente poteva onorare la serata di apertura della rassegna di danza. Carmen Ragghianti e la sua maschera dolceamara per “Il visconte dimezzato“. Carmen assolutamente accattivante, nella finta nudità del personaggio nato dalla fantasia di Italo Calvino, poi alimentato e plasmato dalla danzatrice nell’imprevedibile assecondare il movimento, e tanto più nello sfuggirlo soltanto un secondo dopo. Il suo “Visconte Dimezzato“, prodigo di tutta la possibile, umana duplicità, ha dunque popolato il palcoscenico di provincia di non comune “grandeur” teatrale. E l’indomita protagonista cresciuta alla Scala di Milano, ha confermato quell’impronta così inequivocabilmente sua da essere ancora recentemente premiata come Migliore Ballerina Solista.
Perfettamente integrata, si diceva dalla Ragghianti nella coreografia “vuota” di Sebastiano Coppa, confezionata su misura per lei, scarna ed essenziale eppure fluorescente di musica infinita, quella di Igor Stravinskij.
Il resto, per nove minuti (e pochi secondi) è venuto da sè, nel chiaroscuro di infiniti, tremendi-stupendi, audaci contrasti. Il corpo della ballerina? Inguainato, acrilico, rosa-cipria. Asciutto, sottile, etereo e insieme sensuale, flessuoso e tagliente: mai del tutto l’uno, mai del tutto l’altro. E lei, espressiva sino allo spasimo, mobile anche nel volto, padrona di sè fino all’ultimo muscolo.
(…)
Milly Grosso (Il Giornale)

Dalla Scala alla scuola del Teatro Bolshoi

“Ho iniziato a studiare danza classica alla scuola del Teatro alla Scala. Avevo 9 anni, e presto ho lasciato Milano per Mosca… un fatto insolito, per una bambina”. Carmen Ragghianti nel camerino, si spoglia come una bambina appunto, della nudità di scena per vestire quella vera, del suo corpo nudo. Solo il visconteo copricapo indugia per un po’ ancora a incorniciare i lineamenti minuti, pesantemente devastati dal trucco aggressivo che nasconde un’anima dolcissima. Ed a colpire è proprio l’irriducibile magrezza, la pressochè verginale naturalezza di una successione di movimenti che non conoscono vergogna.
E intuendo la perplessità dell’interlocutore che Carmen finisce di smontare la simbolica armatura. Alla Scuola di ballo del Teatro Bolshoi – riprende – mi sono diplomata con il massimo dei voti… sino a quel giorno indimenticabile del mio debutto nel ruolo dell’uccellino azzurro della “Bella Addormentata”. E dopo, Prima Ballerina al Nemirovich-Danchenko e Stanislavskij.
(…)
Milly Grosso (Il Giornale)

You cannot copy content of this page